sabato 18 giugno 2011

Bologna, il ritorno

I muri della città medievale sono iniziati ad alzarsi, pensieri, innovazioni, confronti ritornano sulle loro tracce, l’arte e la cultura sono restituiti ai grandi Palazzi privati –un tempo erano le Chiese ora sono le Banche- è vero, molta dell’attività umana è stata corrotta, bisogna offrire un momento per l’analisi e ripristino dell’andamento della società. Nel terzo millennio abbiamo gli elementi, nostro intelletto è capace di creare nuovi percorsi, di individualizzare alterazioni e proporre cambiamenti, è pericoloso, mediocre e limitato chiudersi per paura in vecchi schemi dettati da pregiudizi o d’interessi non collegati ai sentimenti delle persone è il tipo d’atteggiamento contrario al progresso, la crescita e l’avanzamento di una collettività, perché oggi è il ritorno all’obbligo di matrimonio, domani sarà il diritto acquistato delle donne, dopo domani l’intolleranza a tutto quello che significhi ripensare e riproporre, tutto quel che manifeste libera scelta.
Il ritorno al passato in questi momenti va bene per chi gioca alla “guerra preventiva” ma è sbagliato per chi si è fatto eleggere facendo credere all’elettorato essere di fronte a un traguardo e avvio di una nuova epoca…infatti l’avversario politico applaude…

martedì 22 febbraio 2011

Altra disoccupazione

Il più alto e catastrofico prezzo che abbiamo pagato per il progresso durante questa terza rivoluzione industriale tecno-informatica è la disoccupazione, no prevista solo e paradossalmente dei diretti colpiti: i lavoratori. Sebbene questo cambiamento si presentasse difficile di attenuare, si fecero scarsi tentativi, negli ultimi anni, per canalizzare il sistema verso altre fonti d’attività lavorative. Le riforme rimandate, in tutti i settori, hanno colto ai giovani e alle persone in genere sprovviste di strumenti per fronteggiare il nuovo momento storico.
Nei paesi industrializzati, per disegnare lo scenario all’italiana, i disoccupati sembrano un’armata brancaleona che vaga nel deserto d’industrie e aziende vuote, gruppi di persone che si trascinano da ufficio in ufficio, bussano a sportelli, centri d’ascolto, programmi di reinserimento (a quale lavoro?), offerte di formazione, tutte creazione governative e sindacali dirette a deformare l’immagine di una realtà amara: non c’è lavoro, non ci sono posti di lavoro, non c’è attività produttiva, i servizi socio-sanitari esenziali e l’amministrazione pubblica sono stati dimezzati riuscendo la maggiore parte a garantire attenzione solo tramite l’organizzazioni di volontariato. In più scopriamo che la verità pare non sia l’esistenza di una crisi economica planetaria invece l’esatta lettura della situazione sarebbe che viviamo il periodo d’assestamento dei capitali, spostati all’estero alla ricerca di condizioni più favorevoli al guadagno senza limiti, senza il pesante carico delle leggi lavorali acquistate con dure e qualche volta insanguinate battaglie dei nostri predecessori. Leggi che facevano delle Nazione sviluppate dell’occidente, un esempio di democrazia e guida nel mondo ai diritti d’ogni essere umano, quale che fosse la loro condizione sociale. I diritti d’uguaglianza, il diritto a vivere in democrazia, in una sviluppata civiltà hanno logorato in forma inaccettabile i margini d’utilità aspettati del capitalismo organizzato.
Gli interessi economici dei grandi industriali stano al di sopra dei concetti di cultura, nazione e concittadinanza, loro sono cittadini del mondo e vanno non dove gli porta il cuore ma nel luogo in cui il guadagno e migliore. La democrazia permette anche questo, perché la logica della democrazia è il diritto insieme al dovere d’ogni cittadino, compresi imprenditori, industriali e ricchi bancari.
Chi gestisce il capitale nei paesi dell’occidente industrializzato non sta procedendo nella regola del diritto-dovere democratico, perché il capitalismo non è ne sarà mai democratico. Nell’occidente, la gente comune paga con elevati interessi il sogno europeo, l’Istituzione che sosteneva il progresso, il dialogo, l’armonia tra le parti è stata corrotta e divisa nel loro interno, la lotta inconfessata o talvolta evidente, di molti loro membri per la ricchezza e il potere che questa concede ha permesso ad essi dimenticare il bene comune, il patrimonio culturale costruito in base alla raffinata saggezza dei nostri intellettuali, architetti di una civiltà che non può finire come un popolo sconfitto alla ricerca soltanto di sopravvivere.